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Dipartimento federale della difesa,
della protezione della popolazione e dello sport

Generali dal profilo scientifico-pedagogico

Il Canton Ticino ha aderito al progetto qief.ch seguendone la struttura principale, ma apportando nel contempo delle modifiche di contenuto. L’originalità del prodotto ticinese la ritroviamo nel settore della casa della qualità relativo alla specificità dell’educazione fisica e alle competenze disciplinari (il settore denominato «risultati e conseguenze»). In collaborazione con l’Ufficio federale dello sport UFSPO, si è adottata la cosiddetta «variante ibrida» del progetto qief.ch, creando appositamente un prodotto che permettesse al fruitore di riconoscersi nel modello di riferimento in vigore nella nostra regione. Per gli altri aspetti di qief.ch si è optato per la traduzione integrale della «variante standard».

La prasseologia motoria

Il paradigma di riferimento ticinese per un’educazione fisica di qualità è la prasseologia motoria (Parlebas, 1981), scienza dalla quale si sono potute ricavare una serie di conseguenze pedagogiche che sono sfociate nelle schede di realizzazione motoria. Il processo pedagogico che vede al centro l’educazione fisica ha l’ambizione di favorire lo sviluppo armonico della personalità dell’allievo, contribuendo in modo significativo alla formazione del futuro cittadino.

Le condotte motorie

Il concetto di condotta motoria risulta centrale per lo sviluppo armonico dell’individuo e consente di superare il dualismo mente/corpo: la motricità umana non si riduce soltanto al «fare movimento», ma integra l’intera personalità del soggetto che agisce. L’educazione fisica è una pedagogia delle condotte motorie e come tale pretende di avere un’influenza educativa su tutte le dimensioni della personalità del futuro cittadino (affettiva, biologica, cognitiva, espressiva e relazionale). Nell’educazione fisica l’individuo si confronta con la cultura partendo dalle situazioni motorie, che possono tuttavia orientare in modo sensibilmente diverso le condotte motorie dei partecipanti (attivando, per esempio, la solidarietà, la competizione, la coeducazione o le percezioni). Risulta pertanto indispensabile raggruppare le attività fisiche e sportive in funzione delle competenze attese dal docente, dall’istituto scolastico e dalla società.

Le competenze motorie

Il nostro Cantone ha definito le competenze in educazione fisica come «l’insieme delle condotte motorie che consentono di rispondere con esito positivo alle esigenze poste da una situazione motoria». Le situazioni proposte devono essere sufficientemente complesse da consentire agli allievi di sviluppare cinque competenze generali (identiche per tutti gli ordini e gradi scolastici), suddivise in tre ambiti. Queste competenze sono state definite partendo dalla classificazione delle attività fisiche e sportive proposte dalla prasseologia motoria: prendendo in esame la presenza e/o l’assenza di interazione diretta con partner, avversari e ambiente fisico ricco di incertezza motoria, le attività fisiche e sportive vengono suddivise in otto categorie. Si tratta di tre categorie sociomotorie e di una categoria psicomotoria, che raddoppiano se messe in relazione con l’incertezza associata all’ambiente fisico. Partendo da questo modello, in funzione delle esigenze di qief.ch sono state mantenute le tre categorie sociomotorie e quella psicomotoria, mentre sono state raggruppate in un unico blocco tutte le situazioni che si svolgono in un ambiente ricco di incertezza motoria associata all’ambiente fisico e che valorizzano le attività nella natura.

La valutazione delle competenze motorie

Nell’analisi delle condotte motorie di un allievo non è possibile scindere gli aspetti soggettivi da quelli oggettivi, ossia il vissuto dall’azione. Poiché le prestazioni misurabili hanno un interesse parziale (se non sono inserite in un contesto educativo conseguente), abbiamo evitato di stendere dei test che contemplassero esclusivamente dei comportamenti osservabili, scegliendo di analizzare l’insieme delle condotte motorie degli allievi per mezzo di griglie d’osservazione (Ferretti, 1997).

 

Ultima modifica: 16.11.2010
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